Loretello è una piccola frazione di Arcevia, un comune con meno di cinquemila abitanti ai piedi dell’Appennino, tra la provincia di Ancona e quella di Pesaro.
Loretello è un castello, ha una cinta muraria che lo abbraccia per tre quarti e nasconde al centro una piccola piazzetta; dietro alla piazza si apre un largo terrazzo appoggiato sopra le mura; qui, di fianco alla Chiesa di San Giovanni, con lo sguardo tutto rivolto verso l’Appennino, c’è il Bar Giallo.
Mirko Paolini, classe 1998, cucina da quando è bambino, si iscrive all’alberghiero di Senigallia e subito dopo il diploma entra nella cucina del tre stelle Michelin di Mauro Uliassi. Dopo alcuni anni però sente il bisogno di spazio e senza pensarci troppo si rivolge verso la campagna.
Dal 2024 Mirko gestisce questo piccolo bar di paese.
Al Bar Giallo non ci sono i prodotti dei grandi gruppi, niente marchi famosi. Amari, distillati, bitter, vermouth, tutto è frutto di ricerca. Siamo a venti minuti dall’Appennino e il centro urbano prossimo più importante ha meno di cinquemila abitanti, eppure qui, in mezzo alla campagna, trovi quello che faticheresti a trovare anche nelle grandi città.
“Non so se agribar sia la definizione giusta per quello che faccio però ho scelto di usarla. Sono nato in una casa con orto e animali da cortile, ho sempre visto preparare la pasta fresca, le conserve, impastare. Ho semplicemente riportato questa esperienza nella gestione del Bar Giallo.
Qui, proponiamo tutti i classici della miscelazione ma cerchiamo anche un approccio che possa distinguerci. Le persone che decidono di venire da noi fanno almeno mezz’ora di macchina, per farle tornare non basta la bella vista sulla campagna, bisogna trasmettergli il nostro carattere.”
Ricerca, autoproduzione e stagionalità: la ricetta più o meno è questa, soprattuto per i loro signature.
“Quello che possiamo fare in casa lo facciamo, come i pomodori per i nostri Bloody Mary, quello che non possiamo produrre lo ricerchiamo in una forma capace di adattarsi alla nostra, dando priorità alle produzioni vicine per cercare di alimentare un ecosistema di imprese del territorio.
Ora per esempio abbiamo un nuovo cocktail in lista di cui sono molto orgoglioso. Si chiama Fico, facciamo una base di gin e liquore di foglie di fico e poi chiudiamo il drink con una soda di foglie di fico che prepariamo noi.”
La carta dei vini, così come il menu dei piatti, racconta il territorio rifiutando però gli approcci più convenzionali. Alcune proposte estere ben selezionate chiudono il cerchio.
Il progetto di Mirko è ancora in divenire, dice che per ora non ne vuole parlare, lui in origine aveva in testa un agriturismo pieno di animali, delle volte le cose fanno grandi giri prima di tornare, chissà però che nel prossimo futuro non si potrà anche dormire e pranzare sotto l’insegna del Bar Giallo.