STILL G.I.N. (AND JUICE)
Rollin’ down the street, smokin’ indo
Sippin’ on gin and juice
Laid back
With my mind on my money and my money on my mind
Il mondo degli spirits non è di certo nuovo alle operazioni di licensing e alla partecipazione delle star nella produzione di liquori e distillati.
Solo per citarne alcuni: George Clooney ha cofondato la tequila Casamigos, Conor McGregor il whiskey Proper No. Twelve e Ryan Reynolds Aviation Gin. Tra le tante operazioni di questo tipo, molte delle quali non sono che nudo marketing, si possono comunque nascondere dei prodotti capaci di raccontare qualcosa.
I versi che abbiamo riportato in apertura sono quelli del ritornello di Gin and Juice, terza traccia di Doggystyle, l’album di esordio di Snoop Dogg, uscito nel 1994.
Oggi Snoop Dogg e Dr. Dre, due giganti della musica rap, firmano insieme un nuovo progetto: Still G.I.N. e chissà che il rapper di Long Beach non avesse iniziato a pensare a qualcosa del genere già trent’anni fa.
Dietro il richiamo pop sembrerebbe esserci un progetto costruito con attenzione, che cerca di tradurre in bottiglia un’estetica precisa: quella del lusso contemporaneo filtrato attraverso il linguaggio del rap.
Still G.I.N. si colloca nella fascia ultra-premium, con una gradazione intorno al 42,5% vol. e un processo produttivo che combina alambicchi in rame e distillazione sottovuoto, scelta che punta a preservare le note più delicate delle botaniche.
Approcci di questo tipo hanno sempre più spazio nella categoria premium di questo distillato, e delineano una direttrice che sembrerebbe togliere il focus dal ginepro a favore delle altre componenti aromatiche.
Con buona pace dei puristi del London Dry, Still G.I.N. è quello che alcuni definirebbero un gin contemporaneo, con il ginepro sullo sfondo e un asse agrumato-floreale molto marcato al centro della scena.
Note di mandarino e coriandolo, con accenti di agrumi maturi, spezie leggere e una chiusura elegante con richiami floreali. Il risultato è un profilo morbido, pulito e accessibile; pensato per essere immediato ma non banale. Un gin che strizza l’occhio al grande pubblico senza però perdere credibilità tecnica.
Anche il design della bottiglia racconta molto. Questa è progettata dal designer Ini Archibong come una dichiarazione estetica netta: nera, scolpita, con texture a nido d’ape e silhouette solida. È il tipo di bottiglia che in backbar si fa notare subito.
In un mercato in cui il packaging è sempre più parte integrante della narrazione, Still G.I.N. gioca questa carta in modo molto intelligente.
In miscelazione ha un impiego chiaro: funziona bene dove serve un gin capace di sostenere il drink senza imporsi in modo aggressivo.
In un Gin & Tonic valorizza le toniche secche e i garnish agrumati, nei classici può prestarsi bene in rivisitazioni interessanti ma comunque rispettose delle ricette originali. In un Martinez alleggerisce la struttura, in un Gimlet amplifica la freschezza citrica, mentre in un Southside il dialogo con menta e lime è quasi naturale.
E poi, ovviamente, c’è il territorio simbolico del Gin & Juice: highball semplici, costruzioni lunghe, cocktail immediati. È qui che il progetto torna alle origini culturali che lo hanno generato.
Still G.I.N. insomma punta a essere un gin di lifestyle fatto bene, con un’identità forte e una bevibilità trasversale. In un mercato affollato di etichette alla ricerca disperata di autenticità, Still G.I.N. sceglie una strada diversa: trasformare due icone culturali in un prodotto credibile. E, onestamente, sembrerebbe riuscirci.