Spirit Sicilia

Anima cangiante. In Sicilia tutto, cosmo spirits e miscelazione compresi, nasce e cresce all’interno di una cornice di pura storia. È il contrasto tra le due verità dell’isola, dove tutto cambia perché resti uguale, il divenire continuo e l’immobilismo perenne, a offrire i migliori spunti e suggestioni quando il ghiaccio incontra il fuoco dell’alambicco.

 

È Giuseppe Librizzi, cofondatore di Amaro Amara, alle quale da iniziò nel 2013 e da cui esce nel 2018 e founder del progetto Etna Twist (Gin, Vermouth, Bitter & tonic con botaniche super mediterranee come mandarino, zagara, camomilla, liquirizia) a fare da narratore primario a questo breve scorcio narrativo sul mondo della mixology e spiriti sull’Isola. “Fino a 15 anni fa qui trovavi solo prodotti folcloristici gusto agrumi; poi, in pochissimo tempo, moto recente, si è assistito all’esplosione dei Gin, e tanta gente che viveva fuori, durante il periodo Covid ha scelto l’Isola.” Si pensa subito ai ragazzi di Gin Favignana, ma anche tanti altri che sono rientrati o si sono trasferiti per coltivare, rimestare culture, fare prodotti validi.

 

Continua la storia, Giuseppe ci illumina la via, con alcune insegne fulgide, dove bere bene non è l’unico valore: “Su Catania ho due locali nel cuore, Il Circus Cocktail Bar entrato tra i 500 best al mondo, e Il Vermut, belle vibrazioni, ottime miscelazioni; ma anche Il 22 e l’Enoteca Civita. Mi piace la realtà palermitana, un po’ più gentrificata; Bevo bene da Ojda, da HIC, all’ Osservatorio, da Ferramenta, alla Sartoria, all’ Terrazza Bar di Villa Igiea.

Mi diverto al Daiquiri a Taormina, A Bar Timeo, ma anche il Four Season fa la sua parte, e anche lo Chapeau. A Modica adoro quel genio maledetto di Luca Stracquadanio del Ku Fu, ma anche Ibla Barocco; poi c’è Mattia Cilia bar manager del gruppo di Ciccio Sultano a smuovere le acque a Ibla. Da Sodo a Marina di Ragusa, Al Signum a Salina si fa sempre una bella miscelazione, e a Stromboli ci sono dei ragazzi di Torino che spingono un sacco; stessa cosa vale la crew di Cibo, Chiacchiere e vino a Favignana”.

 

Parlando di Spiriti, fuori dalle stereotipazioni agrumate e dalle piccole ricerche su botaniche più o meno selvatiche (finocchietto is the king), come il liquore all’alloro di Casa Allora; lontano dagli amari dolci a base di arancia followers di Amaro Amaranca, ci sono produzioni di Gin interessanti, ed alcuni si ispirano a prodotti Sicilia sounding o Etna sounding: Volcano Gin è uno di quelli che sperimenta di più (interessante il nuovo gin opalescente a base di olive); ci sono anche alcuni distillatori credibili del mondo grappe, come Giovi di Milazzo che distilla vinacce alle pendici del Vulcano (Á Muntagna): stile artisan con alambicchi hardcore a legna. Alcuni distillatori etnei della vecchia guardia, poi, sono sopravvissuti ma sono molto meno romantici di quest’ultimo e non fanno mercato. Non esiste una scuola aromatista siciliana importante per il Vermouth, senza nulla togliere alla piacevolezza di alcuni prodotti Made in Sicily come Naturale, una collaborazione con i vini di Cos (eviteremo il termine vini naturali).

 

“La verità è che anche l’Etna con la sua unicità radicale deve ringraziare i toscani e i belga, Noto i milanesi, e sono queste fusioni sane e necessarie che fanno la Sicilia di oggi, anche quella da bere”. Continua Giuseppe: “Nell’Interland ci sono dei posticini carini dove bevi anche un buon Wiskey sour con Wiskey giapponese, se vuoi, ma si fa troppa poca squadra e queste realtà non vengono coinvolte dalle grandi città, ed è un peccato”. Rischieremmo di diluire il racconto se parlassimo di Marsala (un’altra bella storia), forse il più galvanizzato vino liquoroso dell’Isola. Il futuro di questo “continente”? Più ricerca su prodotti a base di singole botaniche, e maggiore attenzione al mondo là fuori, perché c’è ancora tanto da fare e da imparare.