Conversation at Bar 6 - Nicolò Talignani di Waxman Brothers

Da Parma a Parigi, via Milano e gli USA, per tornare a Parma. È questo il viaggio ideale percorso da Nicolò Talignani, fondatore di Waxman Brothers, per portare le sue camicie, ispirate originariamente allo stile delle banlieue parigine, a trovare un’identità propria, fortemente umana ed internazionale. Ci incontriamo al Turbo e, pur non indossando neanche un capo Waxman, capisci subito che non potresti immaginare nessun altro che Nicolò a guidarla.

Ciao Nicolò, cosa bevi?
Se fossi nel nostro spazio berrei una Bomba, una IPA del birrificio Mr. B, per la quale abbiamo curato il re-packaging con una nostra fantasia. Sono un amante delle IPA, prima non mi piacevano molto ma poi, poco a poco, mi sono appassionato, e la Bomba è buonissima, un po’ fruttata. Se invece sono fuori, dipende dai periodi, dalle stagioni. Comunque tendenzialmente birra d’estate e vino in inverno.

Per molti il passaggio dalle lager più comuni alla IPA non è così immediato…
Le IPA sono birre per le quali probabilmente ci vuole un po’ più di tempo perché ti prendano, però, una volta che le capisci, hanno un gusto talmente forte che hai difficoltà a tornare indietro. Prima ero più da rosse belghe, da pizzeria, poi abbiamo aperto un nostro negozio in Santeria, qui a Milano, e a forza di stare lì, provando tutte le birre…
La mia prima IPA è stata la Lagunitas, qui la trovavo solo in Santeria mentre in California, durante un viaggio che ho fatto quello stesso anno, era ovunque.

Come nasce un progetto come Waxman?
Un amico mi ha chiesto di provare a sviluppare con lui una sua idea. Da laureato in economia ho una certa propensione per la strategia e il commerciale e ancora oggi, oltre a Waxman, faccio consulenze per aziende che vogliono entrare negli Stati Uniti. Siamo partiti dal prodotto che avevamo in testa – camicie confezionate con tela wax - e abbiamo provato a trasformarlo in qualcosa di concreto.
Vivevamo a Parigi, una città naturalmente multietnica. Il wax era molto diffuso in certi quartieri, sia come tessuto che come colori. L’idea iniziale era di utilizzarlo come elemento di contaminazione, usando un tessuto che richiamasse chiaramente un’etnia, una cultura, una parte sociale, per poi portarlo nel mondo dello stile street, cosa inedita all’epoca, ripercorrendo un po’ quanto è successo in chiave musicale, dove la contaminazione tra vari stili ha dato origine a generi a se stanti. Poi tutto viene un po’ da sé. Il mercato ti da i feedback che, se hai la capacità o la fortuna di coglierli, ti portano ad apportare modifiche al progetto, che poi è quello che è successo nel nostro caso.

Oggi infatti non usate più il wax…
Negli anni ci sono stati tanti cambiamenti, anche nel team, e per limiti operativi abbiamo smesso di utilizzarlo. Il problema del wax erano le fantasie. Andando in un mercatino potevsa capitare di trovare una gonna con la stessa fantasia delle nostre camicie, e quindi è diventato fondamentale creare le nostre. Oggi sono tutte disegnate in house e non le stampiamo più solo sul cotone. Per il prossimo inverno stamperemo anche su giacche in velluto e piumini di nylon.

Fate ricerca sui tessuti??
Il focus principale è sulla fantasia. Deve essere perfetta in sé e in armonia con tutta la collezione. Ogni stagione ne creiamo una trentina e tra di loro devono “parlarsi”. Poi, chiaramente, c’è una ricerca accurata sui tessuti, sulle tipologie di cotone e i metodi di produzione.

Citi la musica come ispirazione.
Che rapporto avete con gli artisti contemporanei? Abbiamo vestito Ghali, Salmo, Hell Raton, Achille Lauro, Jovanotti. Con la musica abbiamo fatto all-in. Stiamo studiando il look per un artista che partirà a breve in tour, per lui faremo alcune cose ad hoc, e quindi sì, il mondo musicale è il mondo dove siamo più inseriti.
Ci piace rivolgerci alle persone creative e sono convinto che il nostro prodotto sia molto vicino a loro. Ad un Fuorisalone abbiamo anche realizzato dei completi per Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Abbiamo curato lo stile e la posizione dei colori utilizzando grafiche di TOILETPAPER, fighissimi.

C’è qualche capo tra le vostre creazioni che indossi abitualmente?
Ai matrimoni metto sempre una nostra camicia leopardata. Altrimenti no, mi sembrerebbe un po’ autoreferenziale, ma questo è un mio limito.

È come mettersi la maglietta dello stesso gruppo che suonerà al concerto…
Sì, esatto, un po’ è quello. Il bello del nostro prodotto, del nostro marchio, è che può vestire qualsiasi tipo di stile. Lo può mettere uno vestito da trapper, un uomo con il completo o uno vestito come me oggi, con lo stivaletto.

Perché Waxman Brothers?
La parola Brothers nella nostra ragione sociale vuole richiamare il concetto di fratellanza, di crew, di amicizia. ‘La famille c’est importante’ è il nostro pay off nel quale ci rispecchiamo molto.

È un concetto che estendi al mondo del lavoro? Le collab in un certo senso uniscono imprese su un piano quasi analogo ai legami umani…
Abbiamo fatto tante collaborazioni e siamo sempre aperti a farne, basta che non siano scontate. Per me, prima di valutare qualsiasi tipo di collaborazione, è fondamentale valutare l’aspetto umano, trovarmi in sintonia con la persona, con l’imprenditore.

Milano è una città dove ogni giorno arriva qualcuno che ha voglia di combinare qualcosa, sintonizzandosi su una lunghezza d’onda che punta non ad un risultato singolo, ma collettivo, una tensione che fa funzionare tutta la città. Un’onda che deve essere inebriante per chi la cavalca. Come ti senti a contribuire a questo processo? È lo stesso ora che siete tornati a Parma?
Milano ha un respiro diverso. Probabilmente è l’unica città in Italia dove trovi, non dico una facilità, perché non è facile, ma dove trovi un’apertura mentale, una possibilità diversa rispetto a città più piccole, nel mio caso specifico Parma.
Sono comunque dell’idea che bisogna sempre andarsi a cercare le occasioni, ma è chiaro che una mentalità più aperta come quella di una grande città favorisca questo tipo di connessioni o collaborazioni.
Nel nostro piccolo stiamo cercando di creare questo tipo di sintonia a Parma. Abbiamo investito in una via del centro storico, Borgo Antini, una via che è sempre stata un po’ sfigata ma con un’ottima posizione. Abbiamo visto un potenziale e pensato di investirci, provando a far intervenire altre realtà per provare a creare qualcosa di nuovo, un rinnovo completo della via con l’apertura di negozi. È un progetto sponsorizzato dal Comune di Parma e Borgo Antini diventerà la via green della città. Trovare realtà che si sposino bene con un progetto del genere è più difficile in una città piccola come Parma ma ci dà molte soddisfazioni.

Parlando di soddisfazioni, quali sono le più memorabili tra quelle che ti ha dato Waxman Brothers?
Sicuramente aver creato un team che funziona, sia a livello lavorativo che di amicizia. Ci vogliamo bene e questo ci consente di lavorare in un certo modo.
Ci sono stati tanti alti e tanti bassi e in ogni periodo li vivi in maniera diversa. Abbiamo aperto il mercato giapponese e ora stiamo entrando in Rinascente. Vedere Waxman al secondo piano, a un metro e mezzo da Givenchy è stata una soddisfazione che se non lo vedi non ci credi.
Se poi penso agli inizi, dopo due mesi che eravamo partiti col progetto, abbiamo mandato la camicia a Jovanotti in maniera completamente assurda, con un tweet. Non avevamo ancora un sito, avevamo solo un blog, e gli ho scritto: "So che apprezzi" e il link. Lui ha risposto: “Ciao ragazzi, fighissima”. Ho avuto l’impressione che il suo messaggio fosse più per darci fiducia che per il prodotto in sé. La camicia chiaramente gli piaceva, però il fatto che lui si sia esposto così, è stata una soddisfazione enorme. Eravamo appena partiti col progetto ed è stato il primo segnale che potesse piacere.

Mi sembra che la componente umana sia importantissima in tutto quello che fai.
Non sono una persona da numeri. La mia caratteristica principale è unire e aiutare le persone a credere in un progetto. Il mio forte è proprio quello, dare fiducia in un progetto, dargli credibilità, e saper trovare le persone giuste che possano contribuirvi.
Ad esempio, in Borgo Antini abbiamo aperto uno spazio che rispecchia la filosofia di Waxman. Si chiama Le Club ed è interamente allestito da noi, è una scatola di fantasia, dove l’obiettivo è solo ed esclusivamente uno: creare contenuti, permettendo alla gente di fare al suo interno quello che vuole. C’è una consolle, alla portata di tutti. Uno passa con i suoi amici e vuole mettersi a suonare, entra e può farlo. Chi vuole può farci dei pop-up, i ragazzi delle superiori possono venire e giocare ad un gioco di società. Abbiamo fatto un paio di serate fighissime, una con Bassi Maestro, e forse adesso diventerà anche un bar…

A questo punto mi devi dire qual è il tuo preferito.
Se non eri qua stasera, dove saresti andato? Beh, di cuore ti direi in Santeria. Se mi ci fai pensare un attimo, te ne tiro fuori un altro. Mmm… no, non ce n’è un altro. Santeria, mi sembra la scelta più giusta.

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