IL GIN DI RYAN REYNOLDS ARRIVA DA PORTLAND

Una delle criticità che attraversano il panorama contemporaneo del gin è la ridondanza dei suoi percorsi. Inseguire botaniche esotiche e storytelling territoriali sempre più estremi non è l’unica strada percorribile; poi sia chiaro: tutti liberi di continuare a produrre e bere secondo le proprie preferenze, ma vie alternative potrebbero essere altrettanto stimolanti.

Una direttiva interessante è approfondire un attributo del distillato in maniera quasi irreprensibile, per esempio la sua bevibilità, non la ricerca di lontani orizzonti ma la ricerca di orizzontalità tout court: meno spocchia e gusto più versatile.

Un prodotto che ci sembra andare in questa direzione è Aviation American Gin, nato a Portland, in Oregon, nel 2006. Un gin la cui identità è stata amplificata anche dal lavoro comunicativo di Ryan Reynolds, capace di trasformare Aviation in un brand riconoscibile ben oltre il circuito della mixology.

Aviation è un progetto creato con l’approccio pratico di chi sta dietro al bancone. Un gin pensato non per dominare il cocktail, ma per dialogare con gli altri ingredienti, trovando equilibrio e versatilità in miscelazione; una filosofia che prende le distanze dai London Dry più tradizionali, spesso caratterizzati da un ginepro molto aggressivo, nella convinzione che sia venuto il momento di spostarsi verso profili più morbidi.

La ricetta poggia su sette botaniche selezionate con precisione e distillate in piccoli lotti. Il ginepro rimane presente ma è meno invasivo, occupa i vuoti tra gli altri elementi; lo spazio è tutto per cardamomo, coriandolo, lavanda, sarsaparilla, semi di anice e scorza d’arancia. Il risultato è un distillato stratificato ma immediato, capace di funzionare tanto in cocktail complessi quanto nel consumo liscio, un’opzione sempre più apprezzata anche nel mondo del gin.

Impossibile poi parlare di Aviation senza citare Ryan Reynolds, oggi volto simbolo del brand. Dicono che il legame tra l’attore e il gin sia nato a Vancouver durante le riprese di Deadpool 2: galeotto fu un Negroni preparato sul set con Aviation, e così Reynolds decise di investire personalmente nel marchio, diventandone comproprietario e ambassador.

Più che semplice testimonial, Reynolds ha impostato la comunicazione del brand secondo il suo linguaggio: ironia, ritmo da comedy americana e una presenza digitale capace di rendere il gin immediatamente riconoscibile senza perdere credibilità nel settore premium.

Anche il packaging sembra seguire la stessa linea individuata nella ricetta: tracce nette, richiami Art Déco e una bottiglia progettata per avere forte presenza visiva sia dietro al bancone sia sugli scaffali della distribuzione più ricercata. Una scelta estetica coerente con l’identità del marchio, sospesa tra heritage americano e cocktail culture contemporanea.

Aviation si inserisce tra gli spirits che cercano di riportare l’attenzione sull’esperienza di bevuta e sulla libertà creativa del bartender, piuttosto che sulla sola costruzione narrativa.

Il Negroni certo trova in Aviation un gin capace di sostenere la complessa struttura del drink senza però irrigidirlo; ma è nei twist contemporanei e nei cocktail più aromatici che Aviation mostra il suo lato più interessante: un distillato tecnico, accessibile e costruito per adattarsi ai linguaggi della mixology attuale.

Aviation American Gin è distribuito sul mercato italiano da Rinaldi 1957.