Auge firma le bottiglie di Nazionale traducendo il rito del bar italiano in un oggetto iconico
Spirito Italiano è il filo rosso che unisce due interessantissimi progetti nati dalla provincia campana, da Pagani per essere precisi: un piccolo comune a trenta minuti di macchina da Napoli.
Cinque soci e diversi collaboratori in un clima fluido di scambio continuo di professionalità e intuizioni. Il primo fulcro è Cinquanta – Spirito Italiano, un bar all’italiana diventato riferimento per un quartiere, il secondo è Nazionale – Spirito Italiano, un marchio di liquori che oggi produce due bottiglie: un limoncello e un amaro.
Le bottiglie di Nazionale sono state disegnate da Auge, uno dei più importanti studi di design italiani, e raccontano alla perfezione il messaggio che il gruppo voleva trasmettere.
Abbiamo incontrato Emanuele Primavera, uno dei cinque fondatori, e gli abbiamo chiesto di parlarci del processo dietro queste bottiglie diventate un classico contemporaneo nel design degli spirits italiani. Partiamo dal loro contenuto.
“Noi soci avevamo tutti almeno quindici anni di esperienza nella bar industry, chi li aveva accumulati dietro al bancone, chi come distributore, e chi come bar manager. Cinquanta è stato per noi il punto di partenza fondamentale per comprendere davvero quello che avevamo da offrire.
Lontani dai grandi centri devi lavorare sulla costanza e sulla capacità di offrire un valore aggiunto attraverso il servizio. Per questo ci piace dire che siamo un bar all’italiana e non un cocktail bar. In provincia si lavora con le persone che ritornano, non con quelle di passaggio. Devi imparare a conoscere la tua clientela per nome se vuoi inserirti in questo tessuto.”
La dichiarazione di intenti è schietta: svecchiare l’idea di bar all’italiana mantenendone però l’essenza che l’ha contraddistinta, il savoir faire.
“A un certo punto abbiamo pensato di tradurre tutto questo in un liquido. Abbiamo iniziato a ragionarci nel 2022 e siamo usciti in commercio a maggio 2025.
L’idea del nome è nata da uno sfogo di Matteo Pocai, uno dei soci. Chi lavora in un bar lo sa, in Italia dobbiamo tenere duecento amari diversi perché ogni cliente vuole il suo preferito. Non solo poi, per ciascuno devi avere sia la bottiglia fredda, sia quella a temperatura ambiente.
Durante il caos di un sabato sera Matteo, mentre cercava di raggiungere una bottiglia di amaro imboscata tra le tante altre in fondo al frigo, si è girato e ha detto: ‘Ma perché non può esserci un amaro che mette d’accordo tutti… come la nazionale.’ Ci siamo guardati, avevamo il nome.
Per capire cosa portare sul mercato siamo partiti dalla dimensione domestica. Nelle credenze delle nostre nonne due prodotti non mancano mai: uno è un infuso alcolico a base di erbe, un amaro insomma. L’altro invece non è in credenza ma nel freezer: il limoncello.”
Le ricette di Nazionale per queste due referenze sono bilanciate e raccontano un gusto italiano calato nel presente: poco zucchero e un minore grado alcolico rispetto agli omologhi più convenzionali.
L’amaro è a base di arancia, carciofo e caffè; elementi che rispettivamente garantiscono: solidità del gusto, nota amaricante e guizzo funky nella coda del sorso. 28 gradi alcolici e solo 110 g di zucchero per litro.
Il limoncello invece doveva esprimere sia il territorio sia l’italianità nel mondo, ma doveva anche essere un prodotto che funzionasse in miscelazione. La soluzione è stata abbattere i gradi alcolici a 25, portare lo zucchero a soli 120 g per litro e impiegare in ricetta un taglio del 30% sul totale fatto esclusivamente con limoni verdi della prima fioritura, più freschi e vegetali.
“Non abbiamo mai desiderato fare prodotti dal gusto troppo complesso. Volevamo qualcosa che potesse funzionare nella miscelazione di livello tanto quanto nelle pizzerie di tutto il mondo. Ci serviva però il vestito giusto.
Quando abbiamo contattato Auge non credo fossimo del tutto consapevoli del tipo di interlocutore con cui avevamo avuto l’opportunità di interfacciarci. Quando ci hanno accolto nel loro studio a Firenze e siamo rimasti a bocca aperta, sono una realtà incredibile.
La nostra priorità con loro era riuscire a comunicargli il valore umano e sociale del bar nella nostra esperienza. In provincia il bar è il punto di ritrovo e mentre parlavamo di questo è venuto fuori il rito del biliardino, il nostro stare insieme, l’oggetto che raccontava alla perfezione quello che avevamo in mente.
Poi ci chiedono se avevamo una presentazione da mostrare loro, credo si aspettassero delle slide o un video… noi non ne avevamo di vere e proprie. Abbiamo fatto altro.
Abbiamo chiesto di radunare tutto il loro personale nella sala dove ci trovavamo, ripensandoci chiedere mezz’ora di lavoro a venti persone non è stata un’idea così morigerata. Loro però ci assecondano e noi apriamo due grandi borse frigo.
Mettiamo i bicchieri e i prototipi dei nostri liquori sul tavolo; intorno a questi poi creiamo una cornice di olive, taralli e mozzarelle fresche. Prima riceviamo dei sorrisi, poi li vediamo impazzire.
Finito il momento di ristoro ci hanno chiesto se quello fosse il valore umano che saremmo stati capaci di rappresentare. Diciamo loro di sì, e loro dicono che ci stanno.”
Ma com’è fatta questa bottiglia? Per prima cosa sono due, una rossa e una blu, come i colori delle squadre del biliardino.
La parte di vetro è classica, pulita. È il tappo il fulcro dell’oggetto. Sferico per ricordare la testa dei calciatori nel biliardino e leggermente più grande del collo per poter afferrare la bottiglia senza il rischio di farla cadere, un dettaglio che fa la differenza a chi lavora dietro un bancone.
“Rendere contemporanea una visione della memoria significa questo secondo noi. Abbiamo cercato un approccio sartoriale, basato sul potenziale elastico del nostro prodotto e della nostra visione. Vogliamo poterci muovere in maniera disinvolta e sincera tanto in un cocktail pairing nel fine dining internazionale, quanto come sponsor per un torneo di biliardino in un lido sul Tirreno.”