ECCO ADA COLEMAN PROJECT

ECCO ADA COLEMAN PROJECT

L’Ada Coleman Project è uno dei progetti di empowerment femminile nel nostro settore più ambiziosi a livello globale. Abbiamo raggiunto le due fondatrici, Kaitlin Wilkes e Kristine Bocchino, e rivolto loro alcune domande.

Non siamo soliti pubblicare long form nel nostro magazine ma questa volta siamo felici di fare una deroga.

Iniziamo dalla figura di Ada Coleman. Qual è oggi la sua eredità e perché è importante studiare e tramandare esperienze come la sua? Risposta di Kaitlin Wilkes & Kristine Bocchino

Ada “Coley” Coleman, prima donna a essere nominata Head Bartender del Savoy Hotel di Londra, è diventata da subito, e senza saperlo, un faro di ispirazione per le donne del settore. Negli anni Venti era una delle bartender più famose del mondo. È stata una figura pionieristica e innovativa in un periodo in cui pochissime donne avevano accesso a ruoli di alto profilo nel mondo del bar.

La sua storia serve a ricordarci che le donne hanno sempre contribuito a plasmare il mondo dell’ospitalità, anche se la tradizione non ha raccontato queste vicende con sufficiente forza. Studiando e condividendo esperienze come la sua, costruiamo una narrazione più completa del nostro settore.

La rappresentazione cambia la percezione. Mostrare che una donna come Ada è stata ai vertici della professione più di cento anni fa, contribuisce a cambiare il modo in cui immaginano ciò che è possibile oggi. Per noi è un simbolo di appartenenza, di ambizione e di visibilità.

Raccontateci un po’ del vostro progetto, da dove viene e dove vuole arrivare? Risposta di Kaitlin Wilkes

L’Ada Coleman Project è nato con uno scopo molto chiaro: vedere più donne e persone non-binary insegnare e ricoprire ruoli di leadership nell’industria globale dei drink.

Abbiamo lanciato il progetto nell’aprile 2024 e a maggio abbiamo pubblicato il nostro database globale, con oltre 150 figure professionali femminili o non-binary. Volevamo offrire uno strumento a brand, bar e aziende per conoscere talenti provenienti dalle nostre categorie di riferimento. È un punto di partenza chiaro per individuare professionist* all’interno del settore.

A questo punto siamo passate all’azione: abbiamo iniziato a costruire un programma di advocacy con seminari curati, guest shift e programmi collaborativi con bar e aziende in tutto il mondo. Ad oggi abbiamo sviluppato 59 attivazioni in 14 paesi diversi.

Il progetto si è evoluto partendo da una singola idea fino a diventare una rete in crescita capace di connettere bartender, professionisti dei brand, consulenti e imprenditori di diversi mercati.

Vogliamo crescere ancora. Per il momento siamo molto concentrate su città e regioni per noi nuove, vogliamo garantire che l’Ada Coleman Project abbia una presenza fisica significativa nei principali hub globali dell’ospitalità.

Continuiamo a credere e investire nel nostro database globale. Abbiamo da poco aggiunto 100 nuovi profili. La rappresentazione deve mantenersi attiva e connessa.

Stiamo anche ampliando il nostro supporto digitale, con strumenti migliorati, una produzione editoriale più forte e partnership strategiche che offrano valore concreto alla nostra community.

Come dovrebbe essere comunicato e promosso, evitando stereotipi di genere, il ruolo delle donne nel settore? Esistono percorsi formativi specifici che consigliereste alle professioniste di questo campo? Ci sono film, libri o altre opere che possono aiutare a sensibilizzare su questi temi? Risposta di Kaitlin Wilkes

La chiave è concentrarsi sulle competenze, non sul genere.

Non promuoviamo le donne come “female bartender” o “female manager”: le promuoviamo come leader, imprenditrici, educatrici e innovatrici. Quando la visibilità è costruita attorno a competenze, strategia, creatività e successo commerciale, gli stereotipi si dissolvono naturalmente.

Allo stesso tempo, non dobbiamo però ignorare le realtà strutturali che molte donne affrontano. L’equilibrio sta nel celebrare l’eccellenza, riconoscendo onestamente le barriere e fornendo strumenti per affrontarle e cambiarle.

Per quanto riguarda invece la formazione pensiamo che le competenze tecniche da bartender siano fondamentali, ma crediamo anche che l’impatto a lungo termine derivi dalla comprensione di concetti come redditività, sistemi e dinamiche di influenza. Consigliamo pertanto: educazione alla gestione finanziaria e al business, formazione su leadership e negoziazione, public speaking e sviluppo del personal brand per ogni operatore.
Per quanto riguarda la sensibilizzazione segnaliamo: The Authority Gap di Mary Ann Sieghart e Invisible Women di Caroline Criado Perez. Non sono libri specifici sull’ospitalità, ma offrono una prospettiva sui modelli strutturali più ampi presenti in molti settori, incluso il nostro.

Il progresso arriva quando la presenza delle donne in posizioni di potere diventa normale. Quando la diversità nella leadership sarà percepita come qualcosa di ordinario e non eccezionale, avremo raggiunto il nostro obiettivo.

L’Ada Coleman Project esiste per accelerare questa normalizzazione: educare, dare strumenti e ispirare, con un focus chiaro sull’eccellenza professionale e sulla costruzione di un impatto duraturo nel settore.

Usciamo dal “mondo bar” in senso stretto. Esistono altri settori che potrebbero integrarsi con il nostro per ottenere un impatto ancora più efficace? Affrontando sfide simili, pensi sia possibile individuare soluzioni condivise o adattare approcci già efficaci in altri campi? Risposta di Kristine Bocchino

Assolutamente sì. L’Ada Coleman Project è un’impresa sociale e cerca attivamente partnership anche al di fuori del nostro settore, in particolare con organizzazioni impegnate a sostenere le comunità sottorappresentate.

Un’area su cui ci stiamo concentrando è l’educazione finanziaria. Vogliamo collaborare con professionisti della finanza e degli investimenti, inserirli tra i relatori ospiti nei nostri seminari. La loro esperienza può aiutare gli operatori e le operatrici a gestire meglio le finanze aziendali e, allo stesso tempo, offrire indicazioni fondamentali su risparmio personale e investimenti a lungo termine; ambiti in cui molti professionisti dell’ospitalità non ricevono alcun supporto strutturato.

Oltre alla formazione, stiamo studiando anche aziende di altri settori che hanno dimostrato risultati costanti nelle pratiche di assunzione, formazione e promozione più eque. Analizzando modelli già efficaci, possiamo adattare queste strategie al settore dell’ospitalità e accelerare un cambiamento significativo e sostenibile.

A livello internazionale come viene percepita la scena italiana? Che cosa viene detto su questo paese rispetto ai temi di cui vi occupate? Risposta di Kristine Bocchino

La bar industry italiana è per noi un’importante area di studio. Dalla mia prima visita in Italia nel 2017 abbiamo osservato un aumento graduale e costante nel numero di donne che lavorano dietro ai banconi, il movimento è evidente.

Oggi io (Kristine) vivo in Italia. Vogliamo ampliare la nostra presenza sia nelle grandi città sia nei contesti più periferici. Attraverso programmi educativi, iniziative di costruzione della comunità e attivazioni dedicate alla crescita della fiducia professionale. Vogliamo sostenere e ispirare sia l’attuale generazione di professioniste italiane sia tutte coloro che si stanno affacciando oggi in questo settore.