Perchè un carrello bar

Perché un carrello bar di Lorenzo Bagnara

Nel film di Billy Wilder del 1955 Quando la moglie è in vacanza, Tom Ewell prepara a Marylin Monroe un "big and tall martini" da un carrello bar ben fornito e quello usato da Jon Hamm/Don Draper in Mad Men oggi è conservato nella collezione dello Smithsonian di Washington. Gli anni’50 rappresentano l’età dell’oro di questo elemento di arredo, il cui archetipo è stato il carrello da tè di epoca vittoriana, quando questa bevanda era al centro degli inviti sociali.
Con la fine del proibizionismo, nel 1933, l’intrattenimento domestico inizia ad essere a base di alcool ed i padroni di casa si dotano di questo pratico accessorio che svanirà alla fine degli anni ‘70 quando le case dell’upper class si doteranno di veri e propri bar domestici con sgabelli, bancone e lavandino. Oggi i millennial sono tornati ad apprezzare questo accessorio vintage e chic, anche grazie alla rinascita della mixology tra le mura di casa, a cui sicuramente la permanenza forzata dovuta alla pandemia ha fornito un nuovo, ulteriore impulso. In Via Garibaldi 12 proponiamo diverse soluzioni per chi desidera allestire un carrello bar. Si parte da un semplice vassoio, magari con bordo rialzato e fondo a specchio, ideale per chi non dispone di molto spazio, per arrivare a veri e propri mobili su ruote che consentono di spostare il party in qualsiasi ambiente della casa, anche su un balcone o in terrazza. In ogni caso gli accessori più importanti sono lo shaker, magari già con colino (o strainer) incorporato, un secchiello per il ghiaccio con relativa pinza o cucchiaio forato, un misurino (detto anche jigger), un mescolatore (o stirrer) che si usa per mixare i drink anche all’interno di una caraffa cocktail ed infine un levacapsule. A questo proposito per noi restano insuperati quelli disegnati da Carlo Mazzeri ed Anselmo Vitale per Alessi nel 1957 e tutt’oggi in produzione. A seconda dei vostri gusti in fatto di cocktail potrete aggiungere un pestello (o muddler) per preparare ad esempio mojito o caipirinha, uno zester o comunque un coltellino per tagliare scorzette di agrumi ed infine un piccolo assortimento di bicchieri, dove un allestimento base dovrebbe prevedere 8 bicchieri da long drink e 8 tumbler bassi. La RCR di Colle Val d’Elsa ne produce, ad esempio, diversi modelli dal look interessante ed il prezzo accessibile ne consente un uso disinvolto. Anche in questo caso si potranno poi aggiungere in base alle preferenze del padrone di casa mug in rame per Moscow Mule, coppe per Martini, calici champagne o bicchieri cognac. Le possibilità sono davvero molte e proprio per questo il nostro consiglio è di includere nel vostro carrello anche un manuale, magari l’eccellente Spirited edito da Phaidon, che rappresenterà anche un valido aiuto nella scelta del bicchiere più adatto alle vostre preparazioni e vi fornirà ispirazione per sorprendere sempre i vostri ospiti.

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