Come distinguere un gin

Non per fare un torto al caro professor De La Böe Dr. Sylvius, medico e docente olandese che ha scoperto i molteplici poteri curativi del ginepro, ma preferisco pensare a questa bacca sotto un’altra forma, il Gin. Proprio aprendo una bottiglia di London Dry Gin mi torna alla mente una fantastica degustazione che feci negli anni 90, in una deliziosa distilleria poco fuori da Londra e rispolvero qualche conoscenza. La produzione casalinga del Gin è ampiamente diffusa e vi basteranno pochissimi ingredienti per cimentarvi con qualche esperimento. Per la legge europea il Gin deve contenere bacche di ginepro, alcol etilico che rispetti il minimo standard europeo, e altri elementi botanici. Nonostante esistano varie tipologie di Gin, tutte sono caratterizzate da un indice volumetrico di vendita al pubblico di almeno 37,5%. Per esempio, il London Dry Gin viene prodotto con soli aromi naturali, trasmessi durante un solo processo di distillazione che da frutto ad un distillato con almeno 70% di volume alcolico. Il Distilled Gin, è invece un London Dry a cui si possono aggiungere a fine distillazione aromi naturali che artificiali oltre che edulcoloranti e colorazioni. In questo caso il prodotto finale non ha limitazioni sul volume alcolico. 

Come berlo? Gin & Tonic scegliendo con cura sia il distillato che la tonica da abbinare e non sbagliando le dosi del cocktail: 150 ml di tonica e 50 ml di gin, aggiungendo una scorza di lime per decorare il tutto.

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