The Matcha Club, brand svizzero fondato a Zurigo nel 2022, ha aperto il 19 settembre la sua prima sede permanente fuori dalla Svizzera in via Pontaccio 5, a Brera. Tuttavia, più che replicare il format delle due sedi elvetiche, il progetto milanese prova a mettere in relazione il tè con uno dei quartieri simbolo della città.
Lo spazio nasce dalla direzione creativa di The Matcha Club insieme al progetto di Studio Musa, che ha curato anche il lighting design, e agli arredi su misura del designer zurighese Fabio Lauria. Il riferimento dichiarato è quello delle gallerie d’arte: superfici bianche, luce naturale, proporzioni studiate e due grandi vetrine che aprono l’interno sulla strada. Un lungo bancone in pietra bianca sarà lo sfondo essenziale per il verde del matcha e per i suoi gesti.
Se il bianco definisce l’identità visiva del locale, l’uso del legno ne modifica però la percezione, portando maggiore calore. All’esterno, protetta da una pensilina, una singola panca monolitica per una seduta condivisa; dentro, il lungo tavolo comunitario che invita alla sosta.
Prodotto, arredi e architettura sono parti dello stesso progetto narrativo: un’idea di ospitalità che non passa dalla moltiplicazione degli elementi, ma dalla loro sottrazione, essenziale senza essere asettica; un’impostazione seguita con intelligenza anche sul lato del prodotto.
The Matcha Club seleziona il tè in base a origine, cultivar, raccolto e processo produttivo rifornendosi direttamente da uno storico produttore giapponese. Ogni matcha viene preparato fresco al momento dell’ordine, seguendo proporzioni e temperature definite. Il punto, secondo il brand, non è riprodurre una cerimonia, ma trasferire nella quotidianità alcuni principi della preparazione tradizionale. Non mancheranno proposte custom pensate per Milano.
La sede meneghina è il risultato dell’incontro tra i founder Chiara Dalla Mora e Alrik Bytyqi con i partner italiani Marta Favilli, Matteo Gritti e Lodovico Rapisarda e la scelta di Brera, in questo senso, non è soltanto geografica.
Il risultato è uno spazio in cui il matcha rimane il centro funzionale del progetto e il design dei locali lo introduce nella quotidianità del pubblico, tutto questo in un quartiere che, per storia e identità, è capace di accogliere dal primo giorno la dimensione immaginata.