Le Bartender’s Club – In conversazione con Francesca Mannina
Abbiamo già conosciuto Francesca Mannina in occasione del progetto Le Bartender realizzato a Novembre 2022 in collaborazione con Perimetro e Campari Academy.
Francesca, siciliana d’origine e milanese di adozione, è la bartender di Norah Was Drunk, un interessantissimo cocktail bar in zona Lambrate a Milano, che non solo propone drink complessi e cibo non convenzionale, ma lo fa coinvolgendo il quartiere e proponendosi come punto d’incontro di qualità per la zona. Una chicca dallo spirito bohemien e molto chic, senza però essere stucchevole o eccessiva. Un piccolo bar di quartiere che pone al centro dell’attenzione una mixology di qualità e un particolare focus all’assenzio, un ingrediente ancora poco noto in Italia, ma non di certo sconosciuto nel mondo della mixology. In questa intervista ci racconta il suo punto di vista sul bar e la sua professione.
Ci descrivi il bar dove lavori e la sua drink list?
“Norah was drunk è il bar dove sentirsi a casa, è il bar che vuole essere quello di una volta, un punto di ritrovo di clienti affezionati e anche di passaggio. La drink list è composta da drink contemporanei, senza tanti fronzoli e naturalmente l’assenzio, nostra peculiarità, servito con il classico rituale della fontana, o per chi si approccia per la prima volta anche in alcuni drink.”
Quale filosofia ha impiegato per la realizzazione della drink list di Norah Was Drunk?
“La filosofia che sta dietro alla sua realizzazione è senz’altro il twist on classic, con homemade semplici e mai eccessivi, ma che fanno la differenza. L’obiettivo è creare cocktail che siano fruibili a tutti e, perché no stupire, con poco anche i più esperti. Alcuni di essi li puoi trovare anche in versione mini, per approfittare di un assaggio senza esagerare.”
Cosa dovrebbe assolutamente ordinare un cliente che viene da Norah Was Drunk per la prima volta?
“Direi l’assenzio, un cocktail con l’assenzio o il nostro Oyster Martini”
Francesca, quando e come ti sei è avvicinata al mondo della mixology?
“Precisamente nel 2017, quando decisi di cambiare lavoro dopo un periodo nel settore della moda. Fin da ragazzina avevo lavorato come cameriera, però mi aveva sempre affascinato il lavoro dietro al bancone. Così decisi di frequentare un corso base e uno successivamente più significativo al Jerry Thomas Project, dopodiché la vera scuola è stata l’esperienza vera e propria dietro al banco.”
E quando ha capito che quella della bartender sarebbe stata la tua professione?
“Quando salendo dietro al banco ti rendi conto di essere a tuo agio e che soprattutto il tuo obiettivo è far star bene e far divertire le persone.”
C’è qualcuno che considera il tuo maestro/a?
“Il mio maestro è senz’altro Niccolò Caramiello, lui è stato il mio primo mentore e con lui mi sono subito trovata in sintonia. Niccolò è una fonte inesauribile di nozioni, ricette, curiosità e ha una visione della miscelazione che combacia perfettamente con la mia.”
Un cocktail che ti rappresenta più di tutti gli altri?
“Sicuramente il Martini, che per farlo a casa devi essere un po’ nerd e devi avere un po’ di attrezzatura da bar, quindi consiglio di venire a berlo al Norah (sorride)”