Tempi di Recupero è un’associazione di persone che si occupano di tematiche legate all’utilizzo integrale delle materie prime e alla valorizzazione del recupero gastronomico. Come ogni anno, a due passi dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, nella piccola frazione di Pianetto di Galeata (FC), queste persone si danno forma: è il Festival del Recupero.
Dal 28 al 30 agosto, Pianetto diventa il punto d’incontro tra cuochi, produttori, artigiani, vignaioli, gelatieri e bartender arrivati da tutta Italia. La condivisione diventa lo strumento per parlare di sostenibilità, cucina circolare e per costruire relazioni tra persone e territori.
Il senso del Festival sta insomma nella sua rete, nel contatto tra i diversi lavoratori delle filiere, nella condivisione di conoscenze, materie prime e modi diversi di intendere il proprio mestiere. Si appoggia al territorio, lo ascolta e lo rimette in circolo.
In questo meccanismo La Campanara è molto più di un ristorante ospitante. L’osteria di Alessandra Bazzocchi e Roberto Casamenti è uno dei luoghi in cui la rete ha preso forma, facendo del piccolo borgo dell’Appennino una vera destinazione gastronomica. Nata nel 2005 all’interno della vecchia canonica del borgo, La Campanara è diventata negli anni anche locanda, bottega e cocktail bar: un piccolo sistema di ospitalità cucito attorno alle possibilità del territorio.
A occuparsi del cocktail bar di Pianetto è Paolo Dianini, originario anche lui di questa parte di Romagna e con una lunga carriera alle spalle tra Londra e Roma, dove spiccano i 20 anni trascorsi da bar manager allo Stravinskij Bar, storico punto di riferimento per la scena romana.
Dianini ha scelto di riportare nel borgo le tante competenze accumulate lontano, e racconta oggi la sua sensibilità attraverso distillati locali, infusioni, frutta fresca e botaniche selvatiche raccolte sul territorio.
Il bar è insomma uno dei tanti strumenti attraverso cui La Campanara continua a costruire comunità. Uno spazio dove abitanti e visitatori possono stabilire un contatto. Drink e piatti diventano così pretesti per iniziare conversazioni libere di spostarsi tra orizzonti inaspettati.
È forse questa la cosa più interessante di Tempi di Recupero: il festival non costruisce un territorio per l’occasione, ma prova a far emergere quello che già esiste. Il mercato degli artigiani, l’enoteca con i vini della rete, i cocktail, i gelati e le tavole condivise diventano occasioni per accorciare le distanze tra chi produce, chi cucina, chi serve e chi mangia.
In un Appennino che deve confrontarsi con spopolamento, distanza dai grandi centri e fragilità economica, una rete del genere non è soltanto una buona pratica gastronomica; è un modo per tenere insieme persone, competenze e luoghi. Recuperare, qui, significa impedire che ciò che ha valore rimanga isolato: far circolare idee, prodotti e persone. E dimostrare che cucina e bar possono essere il punto di partenza, non il punto d’arrivo, per costruire una comunità.
Trovate tutte le informazioni sull’edizione di quest’anno loro sito. Noi però segnaliamo la presenza dei cocktail di Federico Ercolino, dei piatti di Gianluca Gorini e di Juri Chiotti e i gelati di Stefano Guizzetti.